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Confronto fra prodotti biologici e convenzionali.
Una ricerca bibliografica che paragona la qualità dei prodotti bio con quella dei prodotti convenzionali promossa dallo Sportello Mensa ha rilevato che la frutta e la verdura bio hanno un maggiore contenuto di vitamine, antiossidanti e minerali. I risultati della ricerca mostrano infatti che, mediamente, rispetto al convenzionale, le arance bio contengono il 30% in più di vitamina C e sono più piccole, che la frutta bio ha un maggiore contenuto di minerali, una maggiore presenza di sostanze antiossidanti e di vitamina E. Per il frumento bio, inoltre, è stato riscontrato un maggiore contenuto di proteine. Ancora, pomodoro e mele bio mostrano maggiori contenuti di vitamine, mentre la patata bio è risultata più ricca di sali minerali.

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Il biologico contro la crisi: export e filiera corta

Al Biofach, la fiera internazionale sul biologico, insieme allo sbocco nei paesi emergenti emerge la necessità di migliorare la filiera regionale del bio. La Grecia resiste, la Germania si attrezza… l’Italia cosa fa?

La parola chiave di questa edizione è stata sostenibilità. Se nel 2011 il Biofach, la fiera mondiale del biologico, guardava alla fame nel mondo e all’oppurtunità dell’agricoltura bio, quest’anno potremmo dire che ha ristretto il campo di analisi alla reale capacità del settore di affermarsi in modo duraturo. Il messaggio è chiaro: il biologico deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale e sul piano finanziario!
L’efficienza, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile sono diventati fondamentali. I costi di trasporto per le merci aumentano in modo verticale, diminuiscono i fondi a disposizione per i progetti di scambio e di partenariato commerciale. Il biologico, in particolare quello italiano, guarda ancora oltre frontiera, ma in tutto il mondo ci si interroga sempre più sulla necessità di garantire maggiore efficienza nelle filiere regionali e locali. La crisi in questo senso ha fatto maturare nuove esperienze dal basso, con la creazione di gruppi di acquisto e modelli di Community Supported Agriculture che anche Paesi come la Grecia stanno sviluppando, come antidoto alla recessione e alla crisi dei mercati. Tutto sommato la Grecia, che vede il rischio di precipitare per la mancanza di sussidi per il settore, anche quest’anno si è presentata a testa alta, con un numero inalterato di presenze (ben più drastica la riduzione degli espositori spagnoli, che quest’anno erano 137 contro i 181 della precedente edizione).
Se i Paesi forti come la Germania, che ha un fatturato dell’export totale per abitante di 18.716 euro (contro la pur ragguardevole cifra di 8.366 euro dell’Italia), guardano ancora con lungimiranza ai mercati esteri, su scala nazionale questi stessi Paesi stanno cercando di rendere ancora più efficiente la rete di distribuzione, a livello regionale e di filiera corta. Non mancano infatti i progetti di distribuzione locale, ben gestita attraverso network di logistica e messa in rete delle aziende. D’altra parte in Germania si impone sempre più la vendita presso i grandi negozi specializzati, dove si ha una presenza capillare sul territorio ed una buona concorrenza tra le catene presenti. Cosa che in Italia per vari motivi non esiste.
Esportazione e filiera corta. Una doppia sfida dunque che anche l’Italia, vantando una buona crescita del mercato interno del biologico, non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Al Biofach di Norimberga quest’anno c’erano 380 aziende italiane, a cui si aggiungono altre 27 realtà afferenti alla sezione Vivaness, dedicata alla cosmetica naturale. Ci dispiace constatare che molti piccoli produttori procedono ancora alla cieca, nella difficoltà di fare sistema e sviluppare attività sinergiche, che permettano loro di collocarsi meglio nel mercato tedesco ed in quello internazionale. Indubbiamente l’export è il nostro forte. Molte aziende storiche ricavano il 70-80% del loro fatturato attraverso la vendita all’estero. Una miriade di produttori di olio, vino, succhi di frutta vede nel mercato straniero la propria risorsa principale, incontrando invece ostacoli per la propria affermazione sul mercato nazionale. Viene dunque spontaneo da chiedersi alcune domande: cosa sta facendo l’Italia per superare i problemi di commercializzazione e distribuzione interna del biologico? Esistono politiche nazionali efficaci in grado di dare sostegno ai produttori agricoli biologici? In mancanza di una politica e di una capacità di coesione sembra che ognuno faccia un po’ da sé, ma del resto a questo siamo abituati: un modo all’Italiana, un po’ creativo un po’ disperato, di sopravvivere ed andare avanti. C’è chi riesce e c’è chi no, ma questo è il mercato bellezza!
Con la nostra pubblicazione in inglese sulla storia e lo stato dell’arte del biologico italiano abbiamo cercato di dare un anima, e non solo un’apparenza, alle potenzialità e alle qualità della nostra produzione agroalimentare biologica e alla continua ricerca e crescita nel campo della cosmetica bio. Forse non tutti gli espositori presenti ne hanno colto l’importanza: quello che oggi si richiede al prodotto è un valore aggiunto che sappia parlare della tradizione, della cultura, del paesaggio e dell’autenticità del biologico. E dal costante afflusso di operatori interessati ai nostri prodotti editoriali abbiamo avuto la misura di questa importanza.
Non possiamo dunque che essere soddisfatti di questa edizione del Biofach. Secondo l’indagine effettuata da un instituto tedesco indipendente, la soddisfazione è stata plebiscitaria, con il 93% degli espositori che si è ritenuto contento. L’80% ha dichiarato di voler tornare per l’edizione 2013 che si terrà dal 13 al 16 febbraio.
Al di la della crisi finanziaria i vari attori a istituzionali presenti al Biofach, come Ifoam (International Federation of Organic Agriculture Movements) o BÖLW (Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft ), prevedono un’ulteriore crescita economica per il settore del bio. Speriamo solo che la sostenibilità diventi qualcosa di più di una parola. Anche in Italia.

Dall’Infanzia agli ulivi….visita didattica. 5 Nov. 2011

                                                   Pensieri.
Ieri la fatica
era amica del freddo e del sole,
il sudore era compagno di proverbi e canti liberatori,
sulle reti, tra gli acini, un brulicare di coccinelle
rendeva il passo felpato.
Oggi….non c’è più  poesia.
Resta solo il sogno
di veder risalire
in questi pendii
i piccoli acini in fila.